ACCANTO AI PIU’ FRAGILI: UN INCONTRO CHE CAMBIA IL CUORE

Sguardi e passi in Rwanda: tre volontarie nel cuore di Nyanza

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31.08.2026 - 00:00:00 | 4 minutos de leitura

ACCANTO AI PIU’ FRAGILI: UN INCONTRO CHE CAMBIA IL CUORE

Siamo Maria Chiara, Matilde e Chiara, tre volontarie che, nel mese di agosto 2026, hanno intrapreso un viaggio missionario a Nyanza, in Rwanda, ospitate dai Padri Rogazionisti. Ci siamo messe in cammino ciascuna con le proprie motivazioni e i propri dubbi, ma accomunate dal desiderio di aiutare il prossimo e di conoscere una realtà diversa dalla nostra. Sono stati giorni di servizio, ascolto, preghiera e incontro, che hanno lasciato nel cuore molto più di quanto si possa raccontare.


Accanto a noi ci sono stati i missionari rogazionisti e tutte le persone che ogni giorno si prendono cura dei bambini e delle famiglie più fragili. È proprio attraverso questi incontri che la nostra esperienza ha preso forma, giorno dopo giorno.
Il Centro Sant’Antonio, che ci ha accolte, è un fondamentale punto di riferimento per la comunità di Nyanza. Al suo interno è presente una scuola dell’infanzia rivolta soprattutto ai bambini provenienti da contesti di estrema povertà: un’opportunità essenziale in un Paese in cui l’istruzione non è gratuita e dove, senza questo sostegno, molti non potrebbero accedere a un percorso formativo. Oltre a ciò, il Centro offre aiuto a famiglie indigenti e persone malate, organizzando inoltre, nel mese di agosto, il servizio di patronage.
L’attività di patronage, il progetto che ci ha viste più coinvolte durante la permanenza, ha come obiettivo principale quello di garantire un pasto quotidiano ai bambini che altrimenti non lo avrebbero. Il momento del pranzo occupava circa un’ora della mattinata; il resto del tempo lo trascorrevamo organizzando giochi, canti e balli, fino alla conclusione delle attività alle 12:30. Nel pomeriggio, invece, ci dedicavamo ai ragazzi e alle ragazze residenti nel Centro, affiancandoli nei compiti e in varie attività.


Prima di partire ci eravamo interrogate a lungo su come sarebbe stata la nostra permanenza, su cosa avremmo fatto e chi avremmo incontrato. Eravamo consapevoli che la realtà ruandese non sarebbe stata facile da comprendere, ma non ci aspettavamo di essere travolte così profondamente da ciò che avremmo visto e vissuto. Grazie alla guida e al supporto di Padre Vlastio e Padre Elisee abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare storie di grande fragilità; storie a cui, inizialmente, abbiamo cercato di dare una spiegazione, per poi renderci conto che una risposta non sempre esiste, né è davvero necessaria.
È difficile esprimere a parole questa esperienza, le emozioni provate e ciò che abbiamo visto, nel timore di sminuirne la portata o di non dare il giusto valore a ogni istante. Ciononostante, desideriamo ricordare con affetto tutto ciò che abbiamo vissuto, compresi i momenti più complessi, che inevitabilmente ci sono stati, insieme a tutte le persone incontrate durante il soggiorno.
Siamo partite pensando di portare qualcosa, ma siamo tornate consapevoli di aver ricevuto molto di più: volti, sorrisi, domande e una profonda consapevolezza. Abbiamo capito che non serve circondarsi di troppi beni materiali quando si hanno accanto amici e una famiglia che ci vogliono bene e ci sostengono. In Rwanda abbiamo incontrato la fragilità, ma soprattutto la dignità e la straordinaria forza della vita.
Ricordando una metafora citata spesso da Padre Vlastio; per la prima volta ci siamo messe “sotto al tavolo”, abbiamo smesso, anche se per poco, di guardare la tavola della vita sempre imbandita di scelte, possibilità, opportunità che per noi sono quotidiane. In Rwanda abbiamo capovolto le nostre prospettive; abbiamo incontrato chi di scelte non ne ha perché di possibilità ne esiste forse solo una, chi non sa nemmeno che sulla tavola può esserci anche più di un solo piatto. La metafora “della tavola capovolta” ci ha accompagnate per tutto il tempo della nostra esperienza, ci ha fatto capire in modo pragmatico che tutto quello di cui siamo sempre state convinte, può essere diverso, che quello che per noi è scontato in altri luoghi nemmeno esiste, che le parole, le espressioni, i gesti hanno infiniti significati che neanche immaginiamo.
Questa esperienza ci ha rese più consapevoli e grate di quello che abbiamo ma anche più vogliose di conoscere cose nuove, di vivere come non abbiamo mai vissuto, di capovolgere le nostre prospettive per crescere e apprezzare tutto quello che la vita può essere che ancora non conosciamo.
Auguriamo a chiunque desideri vivere un’esperienza profonda e travolgente di andare oltre le proprie paure, lasciandosi coinvolgere da un mondo all’apparenza distante. Con la speranza che, come è successo a noi, quei volti, quei sorrisi, le emozioni e persino la fatica possano diventare parte integrante di chi sceglie di partire.

Maria Chiara, Matilde e Chiara

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