Messina
  • Fai il percorso
  • 1. Basilica Santuario di S. Antonio di Padova
  • 2. Statua del Sant’Annibale Maria Di francia in piazza - padre di francia
  • 3. Chiesa di Santa Maria dello “Spirito Santo” Casa Madre femminile delle Figlie del Divino Zelo
  • 4. Parrocchia Santa Maria del Carmine - San Lorenzo
  • 5. Il tirone - Scalinata S. Barbara e Chiesa Madonna della Rosa
  • 6. Chiesa Gesu’ e Maria delle Trombe - torrente e quartiere portalegni
  • 7. Il Duomo Basilica Cattedrale
  • 8. Stele dell'Immacolata
  • 9. Santuario di Montalto
  • 10. Monastero e Chiesa di Montevergine
  • 11. La Chiesa di S. Francesco d’Assisi all’Immacolata
  • 12. Chiesa San Giovanni di Malta
  • 13. La Chiesa di Santa Maria di Portosalvo
  • 14. Chiesa Gesù e Maria del Buon Viaggio al Ringo
  • 15. Museo Regionale di Messina
  • 16. La stalla dove nacque Santa Eustochia Smeralda Calafato
  • 17. Istituto Figlie del Divino Zelo (Annunziata)
  • 18. La Casa di “Fiumara Guardia”
Fai il percorso
Un percorso che propone la (ri)scoperta della figura di Sant’Annibale Maria Di Francia, ripercorrendo alcuni dei luoghi caratterizzati sia dalla Sua opera che comunque relativi alla Sua vita.

Intende offrire ai fedeli un percorso ispirato alla vita, alle opere e alla spiritualità di Sant'Annibale Maria Di Francia che può aiutare a rinnovare la propria spiritualità e promuovere un miglior rapporto con Dio.


1. Basilica Santuario di S. Antonio di Padova
Il Tempio della Rogazione Evangelica e Casa Madre dei Rogazionisti si erge a Messina, Città dello Stretto, a poca distanza da Capo Peloro, la punta nord-orientale dell’isola. La fonte ispiratrice della vita di Sant’Annibale fu il carisma del Rogate che lo Spirito Santo gli concesse a edificazione di tutta la chiesa. Dopo il terremoto del 1908, il papa S. Pio X donava una chiesa baracca, a Sant’Annibale, il Padre degli orfani e dei poveri, proclamando Sant’Antonio di Padova “singolarissimo e instancabile benefattore nostro e di tutti quelli che alle nostre preghiere si raccomandano”. Nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1919 un misterioso incendio distrusse la chiesa baracca. Durante l’incendio, una donna del popolo aveva gridato: «Non vi preoccupate, Padre Francia la farà tutta d’oro».

Così il 3 aprile 1921 venne posta la prima pietra per la costruzione dell’attuale Basilica-Santuario. Il 4 aprile 1926 si inaugurava la bellissima Chiesa sotto il titolo: “Tempio della Rogazione Evangelica del Cuore di Gesù” e “Santuario di Sant’Antonio”.

Il Santuario fu consacrato il 19 Agosto 1937 da Monsignor Pio Giardina, Vescovo Ausiliare di Messina. Il Santo Padre San Giovanni Paolo II, l’11 giugno 1988 visitò il Tempio della Rogazione Evangelica, durante la sua venuta a Messina per la Canonizzazione della Beata Eustochia. Il 4 aprile 2006 Benedetto XVI elevava a Basilica Minore il Tempio-Santuario. Tempio della Rogazione perché è il primo del mondo dedicato alla preghiera per le vocazioni secondo il comando di Gesù: «Pregate il padrone della messe» (Mt. 9,37; Lc 10,2) E’ anche Santuario di Sant’Antonio per la devozione di Sant’Annibale Di Francia, “apostolo della preghiera per le vocazioni”, verso Sant’Antonio Taumaturgo dopo il colera del 1887 con il “Pane di Sant’Antonio”. La signora Susanna Consiglio ved. Miceli, si rivolse a Sant’Antonio con queste parole: «Manderò il pane per gli orfani del P. Annibale, se scamperò dal morbo io e la mia famiglia».

Da allora il Pane di Sant’Antonio è una pratica diffusa in tutto il mondo. Dal 23 giugno 2006 fu elevato a dignità di Basilica Santuario Minore di S. Antonio di Padova e Sacro Cuore di Gesù.

Cenni architettonici
Il Santuario fu la prima chiesa in muratura costruita nel cuore della Città, dopo il terremoto del 28 dicembre 1908. Mentre la ricostruzione edilizia della città sarà fondamentalmente influenzata dallo stile “liberty” di Ernesto Basile, le nuove Chiese si richiameranno all’architettura antica. Il Santuario, per il sapiente disegno e l’amorosa cura dei particolari, raggiunge un livello e una compiuta espressione architettonica.

La Chiesa occupa una superficie di circa 500 mq ed ha un’altezza di 15 metri fino alla gronda della navata centrale. Al volume della Chiesa è direttamente collegato il Campanile la cui altezza, per motivi di sicurezza antisismica, fu limitata ai 16 metri. Il Santuario è oggi collegato con l’Istituto Antoniano, la cui costruzione, successiva di circa un decennio, fu condotta dallo stesso progettista con una coerente unità stilistica, anche grazie all’impiego dello stesso materiale costruttivo, la pietra di Melilli, realizzando un complesso armonico e unitario. La progettazione della Chiesa fu affidata allo studio dell’Ing. Letterio Savoja, messinese, col quale collaborò curando particolarmente gli interni e il calcolo statico l’Ing. Gaetano Bonanno. I lavori di costruzione vennero eseguiti dalla Ditta Lorenzo Interdonato. L’opera rientra nella tradizione dell’architettura ottocentesca. L’impianto spaziale è quello classico della Chiesa basilicale a tre navate che si innestano direttamente nelle absidi senza interposizione di transetto. La composizione è ispirata alle forme dell’architettura rinascimentale. La copertura delle navate è realizzata con manto di tegole piane alla marsigliese, mentre le semicupole delle absidi sono rivestite con lastre di piombo. La Basilica è costituita da tre navate affrescate.

Sull’altare maggiore campeggia il grande Cuore di Gesù e nella calotta è Gesù coi suoi discepoli ai quali ricorda di pregare per i “Buoni operai” (Tempera di R. Spagnoli). Tra gli affreschi della volta centrale, il Cuore di Gesù e S. Margherita Maria Alacoque, il Buon Pastore e S. Cecilia. Tutti affrescati da R. Spagnoli. Il paliotto dell’altare maggiore in bronzo rappresenta la “Cena” modellata da Gangeri.

Gli altari secondari sulla destra guardando l’altare maggiore, sono dedicati rispettivamente alla S. Famiglia e a S. Luigi Gonzaga. Sulla sinistra si trova l’altare dell’Arc. Michele, anch’esso dello Spagnoli, e il Crocifisso con l’Addolorata, sotto cui si conserva, dal giugno del 1990, l’urna del corpo incorrotto di Sant’Annibale Maria Di Francia, dopo la ricognizione. Nelle due navate laterali sono in tutta evidenza gli altari dell’Immacolata del Cantalamessa a sinistra e la Statua di Sant’Antonio a destra. In questo Tempio si conserva l’attenzione della Preghiera per le Vocazioni e la devozione per Sant’Antonio di Padova. Padre Annibale è stato presente alla posa della prima pietra, all’inaugurazione, alla benedizione del “Concerto delle otto campane” e vi ha celebrato due volte.
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2. Statua del Sant’Annibale Maria Di francia in piazza - padre di francia
La Statua in bronzo, su basamento di marmo è stata inaugurata venerdì 28 giugno 1968, alle ore 19.00 in piazza Padre Di Francia (già Due vie) benedetta da S.E. Rev.ma Mons. Francesco Fasola Arcivescovo di Messina.  È alta metri 2,20, raffigura il grande Apostolo Messinese nell` atteggiamento suggerito dal M. Rev. P. Camillo Ruggeri dei Rogazionisti, mentre cioè nel quartiere Avignone parla ai poveri per infondere loro coraggio e fiducia in Dio. L’espressione del volto, le pieghe dei panneggi accuratamente stilizzati, creano un felice gioco di luci ed ombre che danno al bronzo vivacità non comune. Il Prof. Giuseppe Di Giacomo da Napoli, abilissimo tecnico del bronzo, che ha curato la fusione della stuta dal peso di circa 4 quintali, ha manifestato per esso ammirazione, affermando che in fonderla venne da parecchi intenditori definita “opera d’arte”. Il piedistallo in cemento rivestito da lastre di granito con tre bassorilievi in bronzo è alto complessivamente metri 2,70. Il basamento costituito da una gradinata con due piccole aiuole è anch’esso rivestito da lastre di marmo lavorate alla martellina. I bassorilievi in bronzo, opera dello scultore Mario Lucerna, dalle dimensioni: m.0,48 X1,25 e metri 0,60 X 0,60 rispettivamente, sono di pregevole fattura.

Maestoso infatti appare il grande bassorilievo nel quale una ricchissima sfilata di figurine, curate dei minimi particolari, induce a meditare sul modo in cui si può chiudere la propria giornata. Il trapasso sereno del Primo Rogazionista che ha da poco costruito la sua grande chiesa dedicata a S. Antonio. Padre degli orfani, dinanzi alla quale si svolge il grandioso corteo, al quale assiste un’immensa folla, vuol rappresentare l’apoteosi del Santo, rimpianto da tutta la cittadinanza. Perché` Uomo della carità insostituibile 

Il secondo bassorilievo rappresenta il primo incontro del Santo Annibale col povero cieco” Zancone” del famigerato quartiere Avignone” si nota nella espressione del cieco l’ansia di un dialogo che sa di redenzione e di salvezza, nell’atteggiamento di una richiesta che non si ferma soltanto nella materiale elemosina, ma in una ricerca saziabile di spiritualità e comprensione. Il colloquio fra il giovane Diacono Annibale M. Di Francia e il povero è rimarcato da quella spontanea naturalezza che passa i limiti di una ‘arte moderna.

Nel terzo bassorilievo notiamo la maestosa figura del Canonico nell’attimo in cui viene spiritato a fondare le due Congregazioni che oggi costituiscono due famiglie religiose dedicate e consacrate alla diffusione del Comando del Cristo “Rogate”.

I simboli delle spighe di grano ritornano nel motivo dell’ideale Rogazionista Rogate ergo Dominum messis ut mittat operarios in messem suam.

 



 
3. Chiesa di Santa Maria dello “Spirito Santo” Casa Madre femminile delle Figlie del Divino Zelo
Se la Chiesa dello Spirito Santo fosse una virtù, allora sarebbe di certo l’umiltà. Perché l’esultanza architettonica rimane custodita all’interno della Chiesa, che si affaccia sulla piazza omonima, dove si accede da una traversa prospiciente la popolare Piazza del Popolo, ribattezzata Piazza Francesco Lo Sardo.

L’Istituto “Spirito Santo” risale al 1452, per opera di una nobildonna messinese, Francesca Boccapiccola. Rimasta vedova, impiegò tutti i suoi averi per fondare un Monastero sotto la regola cistercense con annessa Chiesa dedicata a S. Maria dello Spirito Santo.

La costruzione fu fatta verso la parte meridionale di Messina, nella contrada detta delle “Camerelle”. Le “camerelle”, alla fine del 1200, davano il nome a quella zona della città, perché vi alloggiavano viaggiatori e pellegrini in transito nello Stretto. Inoltre, le “camerelle”, collocate sul versante della collina che sovrasta il Monastero, pare ospitassero “devoti romiti che menavano vita solitaria”. L’iniziativa fu sostenuta dal popolo e, nel corso dei secoli, apprezzata e arricchita da donazioni e privilegi. La Chiesa fu abbellita da stucchi d’ispirazione barocca e quadri di singolare bellezza. Sopraggiunte le leggi eversive nel 1866, e soppressi gli ordini religiosi con legge n.3096 del 7 luglio dello stesso anno, il Monastero fu confiscato e ceduto al Comune.

Ordinazione sacerdotale Padre Annibale M. Di Francia
 La Chiesa continuò a funzionare e il 16 marzo 1878 vi veniva ordinato P. Annibale Maria Di Francia dal Card. Giuseppe Guarino, Arcivescovo di Messina. Il Monastero, rimasto completamente vuoto, fu dapprima concesso in uso ad un battaglione di soldati, come caserma, dopo agli sfrattati ed ai senzatetto. Nel frattempo dal Palazzo Brunaccini la comunità femminile delle Figlie del Divino Zelo con annesso orfanotrofio veniva sfrattata. Padre Annibale pensò al Monastero dello Spirito Santo. Quindi, presentò domanda al Regio Commissario il 18 giugno 1894. Il 7 giugno 1895 ebbe luogo il trasferimento dell’Opera Femminile allo “Spirito Santo”, che sarebbe diventato in seguito “Casa Madre” delle Figlie del Divino Zelo. Il 19 giugno 1938 la Chiesa, rinnovata dopo il terremoto del 1908, veniva riaperta al culto.

A seguito del terremoto verificatosi nel 1908, dell’antico Monastero è rimasto il chiostro, scoperto nel 1998 durante lavori di restauro eseguiti nella zona adiacente. Riscoperte anche le cripte, che hanno resistito integre sotto il pavimento della Chiesa, annessa al vecchio Monastero. Per la ricostruzione della Chiesa, si prese come riferimento la stessa planimetria dell’antico Monastero, ad opera dell’Ing. Antonio Marino

Persino gli stucchi furono rieditati senza stampo, non trascurando i dipinti di Emilio Forti. Rimasero incolumi dalle rovine del 1908: un Crocifisso del XVI secolo, manufatto che rappresenta una pregevole sinestesia di scultura, intarsio e architettura. Il Crocifisso fu realizzato da Francesco De Li Matinati, su commissione ordinata nel 1520 e circostanziata da parte dell’Abbadessa del Monastero. Infatti, tra i criteri da seguire, anche quello secondo cui il Crocifisso doveva essere realizzato come somigliante a quello della Cattedrale di Messina. Inoltre, gli altari in marmi policromi, possono essere accreditati ad ordini architettonici tutti diversi sia per disegno sia per materiali. I tesori dell’antica Chiesa di S. Maria dello Spirito Santo, rimasti indenni, sono inseriti nell’elenco dei beni architettonici vincolati (DM 364/09 del 08/02/1919).

Nell’Istituto “Spirito Santo” le Figlie del Divino Zelo conservano i cimeli di Padre Annibale, che vi trascorse gli ultimi mesi della sua vita per motivi di salute. Si possono vedere le stanze del Canonico del Quartiere Avignone, ovvero la camera da letto, il suo studio e un significativo museo, in cui si conservano gli effetti personali del Padre. Tra cui la boccetta di vetro con la “manna” di S. Nicola di Bari di cui il Padre era devoto e il Bambinello da Lui venerato.

I fatti storici:
16 marzo 1878 – Nella Chiesa di N.S. dello Spirito Santo il Diacono Annibale M. Di Francia viene ordinato sacerdote da Mons. Giuseppe Guarino
7 giugno 1895 – La comunità femminile con le orfane si trasferisce dal Palazzo Brunaccini nell’ex Monastero dello Spirito Santo, che diviene la “Casa Madre” delle Figlie del Divino Zelo
25 maggio 1897 – Un prodigioso sudore appare sulla statua dell’Immacolata nella cappella interna dell’Istituto. Il fenomeno dura diversi giorni. Il Padre lo interpreta come un avviso della Madonna di tempi difficili per le Sue figlie
16 settembre 1897 – Melania Calvat, la veggente della Salette, alle ore 10 antimeridiane arriva all’ex Monastero dello Spirito Santo, accolta da Padre Annibale e dalla comunità femminile
18 settembre 1897 – Melania Calvat assume la direzione della comunità femminile
2 ottobre 1898 – Melania Calvat lascia la comunità dello Spirito Santo con queste parole: «Vi porterò sempre nel mio cuore, pregherò sempre per voi, vi lascio per superiora la SS. Vergine»
30 aprile 1908 – Il Consiglio Comunale di Messina delibera all’unanimità di cedere a Padre Annibale tutto l’ex Monastero dello Spirito Santo con annesso giardino
16 novembre 1915 – S’impianta nell’Istituto Spirito Santo il pastificio
19 giugno 1938 – S’inaugura la Chiesa di Nostra Signora dello Spirito Santo, dopo il terremoto del 1908.
4. Parrocchia Santa Maria del Carmine - San Lorenzo
I Carmelitani giunsero a Messina nel 1238, dopo essere fuggiti dal Monte Carmelo in Terra Santa a causa delle persecuzioni, scegliendo come sito per fondarvi un monastero e annessa chiesa le alture solitarie nella parte alta dell’attuale viale Giostra. Verso il 1291 i religiosi si insediarono all’interno delle mura cittadine in un sito corrispondente all’attuale via Argentieri vicino alla Cattedrale. Ma l’interferenza con le celebrazioni del Duomo ne determinò, nel 1304, lo spostamento nell’antica Chiesa di San Cataldo, dove oggi sorge il Teatro Vittorio Emanuele. Il terremoto del 5 febbraio 1783 distrusse il complesso religioso e i carmelitani si trasferirono nella chiesetta del SS. Salvatore, detta “Carmine Maggiore”, nell’antica via Università. Anche qui la loro permanenza durò poco perché il complesso fu cancellato dall’altro sisma del 1908. 

Elevata alla dignità di Santuario il 13 maggio 1956 in occasione dell’anno mariano, dall’arcivescovo Angelo Paino, la Chiesa sorse su progetto dell’architetto romano Cesare Bazzani (1873 – 1939), consacrata il 15 luglio 1931 e dedicata a "Santa Maria del Carmine". È sede parrocchiale, la più antica di Messina. Dopo il sisma del 1908 nel 1926, grazie all’interessamento dell’arcivescovo Angelo Paino, l’architetto Cesare Bazzani veniva incaricato del progetto del nuovo tempio. I lavori ebbero inizio il 3 gennaio 1928 e furono completati il 31 ottobre 1931 dopo che il 15 luglio dello stesso anno il gruppo scultoreo settecentesco della Vergine del Carmelo vi aveva fatto il suo ingresso trionfale, salutato dai tantissimi devoti messinesi.   

Nel progettare la Chiesa Cesare Bazzani scelse la pianta a croce greca di forma ottagonale ispirandosi al tardo barocco e al neoclassico. La cupola è affrescata nell’intradosso dal messinese Adolfo Romano che vi raffigurò le litanie carmelitane e alcuni marmi a tarsie provengono dalla precedente chiesa. Tra le opere d'arte che custodisce, pregevole è il gruppo scultoreo settecentesco nell’altare maggiore della Madonna del Carmine che porge il santo “abitino” a San Simone Stock, recuperato dalle macerie dell’antica chiesa. Le Cappelle contengono: quella del Sacro Cuore, la statua omonima; quella del SS. Crocifisso, statue di Cristo in croce e l’Addolorata; quella della Madonna di Lourdes, le statue della Vergine e di Bernadette, gruppo proveniente dalla chiesa in baracca; quella di S. Anna, l’omonima statua lignea; quella di S. Lucia, l’omonima statua e quella di Sant’Alberto degli Abati con la statua del Santo carmelitano poggiante su un piedistallo con l’iscrizione “Gaude Messana Civitas”, lo stemma di Messina e un vascello dietro a ricordare il suo intervento per sfamare i messinesi durante una carestia, con un vascello carico di frumento giunto prodigiosamente. 

 Avvenimenti nella vita di Sant` Annibale  

1. Nella parrocchia di San Lorenzo il 7 luglio 1851 Sant`Annibale Ricevette il santo battesimo. Nei registri d’archivio di questa Chiesa, ora anche santuario della madonna del Carmine, si può ancora oggi vedere l` atto di registrazione del Battesimo di Sant` Annibale. Amministra il sacramento Don Giuseppe Marchese, Archidiacono della cattedrale, il padrino è lo zio materno Don Giuseppe Toscano direttore de “La Parola Cattolica”  

 2. 2 giugno 1847 Contraggono matrimonio in S. Maria della provvidenza (parrocchia San Lorenzo) il Cav. Francesco Di Francia e la nobildonna Anna Toscano. 

3. 22 settembre 1877 il chierico Annibale nella chiesa di S. Maria della Provvidenza (parrocchia S. Lorenzo) predica sulle apparizioni della Madonna a La Salette. Era presente, in incognito, la veggente melaina Calvat. 

5. Il tirone - Scalinata S. Barbara e Chiesa Madonna della Rosa
La scenografica scalinata S. Barbara, fiancheggiata da una cortina continua di edilizia abitativa del ‘700 e dell’’800, dalla via Tommaso Cannizzaro conduce alla barocca chiesetta della Madonna della Rosa ed al sovrastante Viale Italia. Essa rappresenta un prezioso brandello superstite di sistemazione urbana pre-terremoto, sviluppandosi sull’area sommitale del bastione S. Barbara facente parte della cinta muraria fatta realizzare da Carlo V nel giugno del 1537, e, a ridosso dell’antico borgo del Tirone, porzione significativa di tessuto urbano settecentesco ed ottocentesco della città. 

Prende il nome di “S. Barbara” perché prima del sisma del 1908, sulla rampa iniziale nell’omonima attuale piazza, affacciava il complesso religioso monastico alla santa dedicato. In origine la scalinata collegava la parte bassa della città con il Noviziato dei Padri Gesuiti (1576), istituto religioso di formazione dei novizi che, appunto, aspiravano ad entrare nell’Ordine fondato nel secolo XIV da Sant’Ignazio di Lojola. Dopo il 1908, andato parzialmente distrutto il Noviziato dagli eventi tellurici ed edificato, al suo posto, il complesso di edifici militari della caserma “Sabato”, la scalinata venne interrotta dal tracciato della Circonvallazione (viale Italia) la cui realizzazione ebbe inizio nella prima metà degli anni Trenta. 

La chiesa Madonna della Rosa, cui conduce nella parte alte la scalinata, è un oratorio di proprietà privata appartenuto alla famiglia Stagno D’Alcontres Villadicani di Mola. Prende anche il nome di S. Maria della Mercede al Tirone da una bella statua settecentesca che mons. Guglielmo Stagno D’Alcontres, ausiliare del Cardinale Giuseppe Guarino, rilevò dalla chiesa della Mercede di via I Settembre quando i Padri Mercedari, a causa delle leggi eversive del 1866, dovettero abbandonarla. Per la stessa ragione la chiesetta viene anche intesa “Madonna della Rosa” come quella, appunto, dei Mercedari di via I Settembre. Ricostruita la facciata dopo il sisma del 1908, la chiesa conserva sul prospetto laterale, che affaccia sulla scalinata, una finestra seicentesca in pietra calcarea, sormontata da una pregevole testa d’angelo in altorilievo. 
Lungo la gradinata si sviluppano, senza soluzione di continuità, abitazioni del‘700 e dell’’800. Si tratte di rare e preziose testimonianze di architettura del ceto medio-popolare dei secoli passati, con tipologie edilizie che, oltre al piano nobile, comprendono anche il piano ammezzato o “mezzanino”.  
Gli edifici si caratterizzano per le cornici sagomate di porte, finestre e balconi in pietra calcarea, edificati sugli spalti del cinquecentesco bastione S. Barbara e che ancora mantengono la numerazione civica in piastrelle maiolicate precedenti al terremoto.   
 
Prima del sisma del 1908 era considerato un luogo salubre e ameno, immerso nel verde e punteggiato da belle chiese fra le quali emergevano il complesso monastico di Santa Maria degli angeli, fondato nel 1600, e l’antichissima chiesa di San Michele Arcangelo al Trione. Del tessuto urbano, caratterizzato da grandinate in acciottolato riquadrature in pietra lavica, rimangono ampie porzioni specialmente i loro giorni in allucinante degrado, in attesa di definitivi crolli. Così come e ‘stato per un interessante edificio di via degli Angli che recava graffito, su una parasta angolare di chiusura, l’anno di costruzione il 1768. In parte recentemente crollato e oggi allo stato di semi rudere, è a pianta rettangolare con portale centrale decorato da un semplice concio di chiave a “cartoccio” e sormontato da occhio ellittico che immette nell’atrio di smistamento. Alcuni frammenti allora recuperati, fra cui la targa con inciso l’anno 1768, sono oggi sistemati nella stanza del sindaco a palazzo Zanca. Sovrasta l’antico borgo del Trione la monumentale scalinata Santa Barbara che dalla via Tommaso Cannizzaro conduce alla barocca chiesetta della Madonna della Rosa ed al viale Italia della Circonvallazione, un preziosissimo brandello di tessuto storico urbano sette – ottocentesco che si sviluppa lungo un importante bastione della cinta muraria fortificata voluta dall’imperatore Carlo V nel 1537.  
 
Avvenimenti nella vita di Sant`Annibale  
 
 Sulla salita S. Barbara abitava la famiglia del Sant`Annibale dopo il terremoto del 1908. In questo quartiere dove Madre nazarena e le prime Figlie del Divino Zelo dopo il trasferimento al Monastero dello Spirito Santo, hanno esercitato la loro missione di carità e di servizio ai poveri. Agli abitanti di questo quartiere era destinata principalmente la caldaia del povero e la distribuzione del “pane padre Francia”. 

6. Chiesa Gesu’ e Maria delle Trombe - torrente e quartiere portalegni

Sulla via San Giovanni Bosco, nello stesso corpo edilizio dell’isolato 244, sorge una piccola chiesa barocca intitolata a Maria e Gesù delle Trombe, così detta per le vicine, antiche tubazioni del civico acquedotto, dette volgarmente “trombe “.      Fatta costruire nel 1626 da Padre Antonio Fermo da Gesso, era decorata con marmi, stucchi e cornici; aveva anche oratori e due Cappelle per lato, due delle quali erano più grandi della navata centrale. 

Tutto questo andò distrutto con il terremoto del 1908, e, la sua ricostruzione, ebbe inizio nel 1918 ridimensionando notevolmente la pianta, tanto che oggi si presenta con un’unica navata. 
La chiesetta ha l’altare maggiore in stile barocco a tarsie marmoree policrome, sovrastato da una nicchia coronata da una testina d’angelo. Si conserva anche un prezioso confessionale in legno scuro massiccio del ‘600. Fra i dipinti, “Gesù e Maria accanto alla Croce” di Niccolò Mazzagatti (1783); la “Vergine” e “S. Giovanni” di Antonino Bova (1692); “Gesù nell’orto” e la “Flagellazione” di Luigi Velpi (1762), tutti custoditi al Museo Regionale. In chiesa rimangono “Gesù davanti a Pilato” di Luigi Velpi; “Cristo coronato di spine” (ignoto, sec. XVII); “S. Ignazio di Loyola” di Giuseppe Paladino e “San Filippo Neri”.    

L’opera più preziosa che si conserva in una teca con portello in rame zecchinato, realizzata dall’argentiere messinese Francesco Juvarra verso il 1730, è un Bambino Gesù in cera, detto "delle Lacrime" perché pianse prodigiosamente, ad intervalli, dal 23 febbraio 1712 al 13 marzo del 1723, cioè, per 11 anni e 20 giorni, mentre era ancora custodito nella chiesa di S. Gioacchino.   
 La cittadinanza messinese ha sempre avuto una grande devozione per il Santo Bambino, tanto che era divenuta ormai una consuetudine tenere nelle case dei Bambini di cera, opere di artisti specializzati, alcuni giustamente celebri come Giovanni Rossello che, lavorando esclusivamente appunto Bambini di cera, venivano comunemente intesi “Bamminiddhari”. 
Don Domenico Fabris, in particolare, nutriva una profonda devozione verso il Santo Bambino al punto da mandare a Betlemme ricchi doni e ogni anno, per Natale, inviava ai bambini abbandonati presso il Grande Ospedale di Messina, della biancheria. 

Era il 1707 quando gli “Umili Servi del SS. Sacramento” della chiesa di San Gioacchino fecero richiesta all’Ordinario Diocesano di nominare cappellano della loro chiesa il Padre Fabris. 
Passano quattro anni e, il 1711, i confrati decidono di allargare la piccola sagrestia della chiesa; acquistano quindi per 200 scudi una piccola costruzione ad essa adiacente ma il Padre Fabris riesce a modificarne il progetto e ottiene di far sorgere un Presepe ed un Oratorio dedicato al Santo Bambino. Per la costruzione della grotta viene chiamato Placido Paladino, coadiuvato da Tommaso Rumbolo e da Matteo Sofia; gli affreschi della volta dell’Oratorio vengono eseguiti dal pittore Tuccari e una gloria di angeli viene collocata sulla grotta, opera del Filocamo. 

Giovanni Rossello modella in cera e stucco tre pastori in adorazione e le figure di San Giuseppe, di Maria e del Bambino. Il tutto viene preparato in modo che il 25 febbraio 1722 possono essere inaugurati sia l’Oratorio che il Presepe con una breve processione del Bambino all’interno della grotta. Però, la statuetta del Bambinello commissionata al Rossello non è ancora pronta e allora il Padre Fabris decide di utilizzare, per la processione, il Bambinello che tiene gelosamente custodito in casa.      Questo Bambino di cera, lungo 23 centimetri, Padre Fabris lo aveva acquistato dal sac. Zizzo il quale l’aveva costruito con la collaborazione e la direzione dell’artista Durante da Palermo nel 1662. 

34 anni dopo, nel 1696, venuto a Messina padre Zizzo invecchiato e ridotto in miseria, lo vendette per otto scudi al Padre Fabris e quando, tempo, dopo, cercò di riaverlo indietro, Padre Fabris che gli si era molto affezionato, ottenne che gli si venisse lasciato. 
 
Nella quieta penombra della sua stanza, Padre Fabris prende in mano il Bambinello e lo accarezza, si accorge che ha un ditino rotto e allora decide di farlo saldare dal Rossello, poi, constatando che abbisogna anche di una culla di fiori, affida l’incarico per costruirla al Canonico Domenico Rizzo. 
 Sono le ore 20 del martedì 23 febbraio 1712. Il Canonico Rizzo rientra infreddolito nella sua abitazione e chiudendosi dietro la pesante porta assapora il caldo tepore della stanza che lo investe piacevolmente.  
Sopra un tavolino, in un angolo, il Bambino di cera portato da Padre Fabris, con le braccine aperte sembra invitarlo ad avvicinarsi. Il buon Canonico lo prende con delicatezza e comincia ad esaminarlo accuratamente quando, improvvisamente, strabuzza gli occhi e con un certo timore ne avvicina la testa alla luce del lume per vedere meglio: non v’è alcun dubbio, il Bambinello sta piangendo! 
 
Con mano tremante e con un improvviso freddo interno cerca di asciugare quel bagnato con del cotone e osservando con più attenzione vede “[…] che a poco a poco la palpebra dell’Occhiuzzo s’andava di nuovo facendo gravida di umore acqueo, così giusto appunto come quando si vede uno che comincia a piangere, a segno che io mi sbigottii in maniera che cominciai a tremare ed a scuotere con impeto il braccio mio sinistro che era l’istesso che teneva la S. Immagine, e cominciai a gridare: Figlioli, osservate la S. Immagine, piange; e da tutti quelli che erano presenti si osservò l’istesso ed io incominciai a gridare: Dio mio, pietà e misericordia.”. 
 
Viene subito avviato un processo canonico che acquisisce testimonianze e una corposa e dettagliata documentazione, e, l’11 novembre 1712, l’arcivescovo Giuseppe Migliaccio, dopo aver sentito il parere del Tribunale Ecclesiastico, dichiara che le lacrime sgorgate dagli occhi del Bambinello in cera sono vere e miracolose. Il Senato messinese, poi, emette il 23 febbraio 1721 un solenne voto annuale: “Innanti la Vostra Veneranda Immagine di cera, o Divino Infante Gesù, dagli occhi della quale visibilmente, e con effetto prodigioso lagrime sgorgarono in questa Città nell’anno 1712, ai 23 febbraio, com’è manifesto per decisione giuridica dell’ill.mo Arcivescovo, Prostrati li Senatori della Medesima consacrano se stessi, il Pubblico e tutti li cittadini […] Perciò li Senatori presenti, a nome dei venturi, giurano e promettono in Voto perpetuamente valituro ogni anno, la mattina del 23 febbraio anniversario del miracoloso portento, di portarsi a visitare la Chiesa di San Gioacchino Sacra Betlemme, di ricevere in Essa la SS.ma Eucaristia ed offerire a Lei Santo Bambino Gesù un cereo di venti libbre. Deo Gratia et Mariae”. Voto che sarà mantenuto fino ad oggi, ogni anno. 
 La via Tommaso Cannizzaro è il risultato della copertura del torrente Portalegni. 
Nella parte alta a destravi era il Quartiere Portalegni, dove il Padre nacque il 5 luglio 1851, da Francesco Di Francia dei Marchesi di S. Caterina dello Ionio e dalla Nobildonna Anna Toscana dei Marchesi di Montanaro. Il suo luogo di nascita corrisponde alla Via di Gesù e Maria delle Trombe, oggi Via S. Giovanni Bosco. La zona era denominata cosi per due ragioni: la prima perché` in essa si erano costituiti pubblici” diccioni’ (trombe) che conducevano l’acqua nei nei vari rioni della citta`; la seconda perché` la via prendeva il nome dalla chiesa di” Gesù e Maria’ delle Trombe, la più ricca e antica chiesa della omonima congregazione da P. Antonio fermo, uomo illuminato e santo (1574 – 1636) 
Nell` attuale chiesetta di “Gesù e Maria delle Trombe” si venera il famoso “Bambinello di cera” che 23 febbraio versò lacrime umane. 
 
 
Avvenimenti nella vita di Sant` Annibale   
 
Zona della nascita del Sant` Annibale M. Di Francia  
 
24dicembre1870, il chierico Annibale aveva scritto un magnifico inno a Gesù Bambino; la voce del diletto picchia al cuore della sposa. 
 
1882 nel Quartiere Avignone Sant` Annibale aveva istituito tra i suoi fanciulli “Gli Adoratori “e” le Adoratrici di Gesù Bambino. 
 
1889 aveva invitato una “lettera a Gesù Bambino” da Betlemme di Avignone tramite a mani di S. Giuseppe 
 
16 dicembre1911 in viaggio da Crotone per Catanzaro e Reggio Calabria scrisse “Gli esercizi spirituali del S. Natale, per celebrare il bicentenario della lacrimazione del Bambinello di cera. 
 
31 dicembre 1911 introduce nell` Opera la Pia pratica delle polizzine a Gesu` Bambino. 


7. Il Duomo Basilica Cattedrale
Iniziato a edificare durante il regno di Ruggero II fra il 1130 e il 1154, fu consacrato il 22 settembre 1197 dall’arcivescovo Berardo Berzio, alla presenza dell’imperatore Enrico VI e della regina Costanza d’Altavilla, sua moglie. Il terremoto del 5 febbraio 1783 faceva crollare gran parte del campanile normanno e la parte alta del Duomo. Dopo i primi restauri affidati all’architetto Giovanni Francesco Arena, altri furono banditi nel 1858 e l’incarico affidato agli architetti Leone Savoja e Giacomo Fiore che inserirono elementi decorativi neogotici, secondo il gusto imperante all’epoca. Il sisma del 28 dicembre 1908 causò gravi danni e la sua ricostruzione avvenne a partire dal 1923, per volere dell’arcivescovo Angelo Paino, su progetto del prof. Aristide Giannelli per la parte statica e dell’architetto  Francesco Valenti, per la parte artistica. Il 15 agosto 1929, nel corso delle solenni celebrazioni per l’Assunta, il Duomo ricostruito veniva aperto al culto. La notte del 13 giugno 1943 i bombardamenti aerei provocarono un vasto incendio causando altri, ingenti danni. Nell’agosto del 1947, nuovamente restaurato, veniva riaperto al culto e insignito del titolo di Basilica dal Papa Pio XII.   
 
Il Duomo è a pianta basilicale a tre navate con una doppia fila di 13 colonne su cui impostano le arcate ogivali della nave centrale, concluso da tre absidi semicircolari.  Nell’ordine superiore dell’abside maggiore, sono incastrate steli con caratteri egizi, del tardo 1 periodo romano. Tale impianto venne codificato dal Gran Conte Ruggero in un diploma dato a Itala nel 1092 e nel quale, concedendo ai monaci basiliani la facoltà di edificare la chiesa e il monastero dei Santi Piero e Paolo, ne prescrisse l’obbligo di seguire il tipo latino a pianta basilicale. Dotato di una pregevole e monumentale cripta di epoca normanna affrescata nel sec. XVII e decorata a stucchi nello stesso secolo, nell’ultimo periodo della dominazione sveva venne portata a compimento la decorazione a tempera del soffitto ligneo che era stata iniziata nel tardo periodo normanno. Le maestranze che la eseguirono, si rifecero a schemi arabeggianti nella fascia a stelle rincassate della parte centrale, e, a schemi bizantini, nelle sette figurazioni. Queste decorazioni subirono un primo danneggiamento durante un incendio nel 1254 e altre successive distruzioni. Alcuni frammenti sono oggi conservati al Museo Regionale.  
 
All’arcivescovo Guidotto de Habiate si deve l’inizio di un periodo di arricchimento del Duomo che, dal 1304 al 1333, si protrasse poi fino a tutto il XVI secolo. I tre mosaici absidali iniziati nel corso del ‘300 e in parte rifatti dopo il sisma del 1908 raffigurano, nell’abside maggiore, il “Cristo Pantocratore”; in quella laterale a sinistra, l’unico mosaico originale, la 
“Vergine in trono col Bambino” e in quella a destra, “S. Giovanni Evangelista tra S. Nicola e S. Basilio”. Notevoli sono il monumento funerario dell’arcivescovo Guidotto dello scultore senese Goro di Gregorio (1333); l’altorilievo raffigurante “S. Gerolamo in penitenza” (sec. XV); la statua marmorea di “S. Giovanni Battista” di Antonello Gagini (1525); il monumento all’arcivescovo Antonio La Lignamine del carrarese Giovan Battista Mazzolo (sec. XVI). Il portale maggiore è opera di Antonio Baboccio da Piperno (1351-1435?) mentre la cuspide marmorea sovrastante, con all’interno un medaglione circolare raffigurante l’“Incoronazione 
della Vergine”, fu eseguita dal bergamasco Pietro di Bonate a partire dal 1468 e ultimata nel 1475. I due portali laterali, in stile tardo gotico, sono stati in parte rimaneggiati nel sec. XVI.  
 
Avvenimenti nella vita di Sant`Annibale 
 
• 1867 Annibale a 16 anni sulla piazza cattedrale affronta coraggiosamente un tale che insultava il Papa IX e lo mette a tacere con un solenne ceffone. 
• 23 marzo 1873 Mons. Luigi Natoli conferisce ad Annibale Di Francia i primi due ordini minori: Esorcistato e Accolitato. 
• 22 gennaio 1882 Sant` Annibale viene nominato Canonico statuario della chiesa Metropolitana di Messina. Nel corso del Capitolo occupava il terzo stallo di sinistra. 
• 3 giugno 1890 Panegirico di   Sant` Annibale per la festa della Madonna della lettera 
• 24 settembre 1897 nella Cattedrale di Messina elogio funebre tenuto da Sant` Annibale per la morte dell` Arcivescovo Mons. Giuseppe Guarino. 
• 15 novembre 1905 Sant` Annibale predica il terzo giorno del triduo di ringraziamento alla Madonna per la protezione accordata nell’ultimo terremoto del settembre 1905 
• 3 giugno 1909 si offre all’Arcivescovo Letterio D` Arrigo per tenere nella Cattedrale – baracca il panegirico della Madonna della Lettera non messo in programma perché` 
l’anno dopo del terremoto del 1908. 2 
• 26 maggio 1923 Sant` Annibale predica dal pergamo della cattedrale il panegirico della madonna della lettera. 
• 14 giugno 1924Sant` Annibale profondamente commosso assiste all` ordinazione sacerdotale dei primi due Rogazionisti P. Serafino Santoro e p. Teodoro Tusino, per le mani di Mons. Angelo paino. 
• 21 ottobre 1990 dopo la beatificazione a Roma, l`urna con il corpo di Sant` Annibale viene portata in processione per le vie di Messina, e sosta per tre giorni in Cattedrale, alla venerazione dei fedeli.
8. Stele dell'Immacolata
Fu realizzata ed inaugurata l’8 dicembre 1758 dallo scultore messinese Giuseppe Buceti che ideò un alto basamento di forma troncopiramidale adornato da angeli, ispirandosi alla Vara dell’Assunta. Secondo la tradizione, infatti, il monumento fu eretto in ringraziamento alla Vergine, nello stesso sito dove nel 1681 e nel 1738 (la Vara passava, allora, dalla via dell’Uccellatore, attuale corso Cavour) caddero dalla “machina” festiva i sei personaggi viventi posti alla sommità da un’altezza di circa 14 metri, restando miracolosamente illesi. Danneggiato dal terremoto del 5 febbraio 1783, il monumento venne restaurato nel 1815 come ricorda la prima epigrafe al centro del monumento perché “ruinam proxime minaretur” e, dopo il sisma del 1908, ricollocato nel 1914 nella sede attuale.

Avvenimenti nella vita Sant`Annibale
Devozione mariana del Santo, con innumerevole produzione di preghiere e invocazioni, da ricordare, in particolare, la redazione della novena della Madonna della Lettera recitata in Cattedrale.  
9. Santuario di Montalto
Nel 1294 la Madonna apparve in sogno ad un frate eremita di nome Nicola che abitava in una grotta sul colle, esprimendo il desiderio di vedere sorgere, in quel posto, una chiesa a Lei dedicata, per poi sparire. La notte successiva ancora apparve la Madonna dicendogli di avvertire l’Arcivescovo e i Senatori della città di recarsi sul colle dove Lei avrebbe mandato una colomba a indicare il sito dove voleva fosse eretta la chiesa a Lei dedicata. I Senatori e l’Arcivescovo Guidotto de Habiate, il 3 giugno come stabilito, videro volare a mezzogiorno, sopra lo stesso terreno, la colomba bianca per tre volte nel cielo, per poi sparire prodigiosamente. Il Senato messinese, così, acquistò il terreno per erigere la chiesa che venne intitolata alla Beata Vergine di Montalto ed affidata alle monache cistercensi. L’8 settembre 1300 giunse nel porto di Messina un vascello che recava un dipinto su tavola raffigurante la Madonna il quale, dal momento che la nave non riusciva a riprendere il largo, venne trasportato con solenne processione nella chiesa costruita da poco. Dopo il 1389 le monache edificarono, accanto ad essa, un monastero ed introdussero il culto della Madonna di Montalto.

Le fonti agiografiche antiche narrano che la Madonna, nel 1282, appariva come “Dama Bianca” deviando con le mani le frecce dei nemici e coprendo, con le sue candide vesti, le mura rendendole invisibili agli assalitori francesi del re di Sicilia Carlo D’Angiò. Il complesso religioso fu distrutto dal sisma del 1908 e ricostruito sullo stesso sito a partire dal 12 giugno 1910 su progetto dell’ing. Paolo Anzella da Pontremoli, l’11 giugno 1911 la nuova chiesa venne inaugurata. Alla fine del 1928 fu realizzato, con la demolizione del precedente, un nuovo e più grande Santuario in stile eclettico romanico-gotico su progetto di Francesco Valenti che il 31 dicembre 1930 venne benedetto dall’arcivescovo Angelo Paino.

Decorato nel soffitto da tavole in legno dipinte dal pittore palermitano Salvatore Gregoretti alla fine degli anni ‘20, il Santuario custodisce, fra l’altro, la “manta” d’argento di Pietro Juvarra (attivo dal 1649 al 1705); cinque dipinti del 1636 raffiguranti Storie del Santuario di Montalto; un Crocifisso ligneo quattrocentesco e la preziosa tavola di stile bizantino raffigurante la Vergine Odigitria col Bambino. Dalla piazza antistante si gode un eccezionale panorama dello Stretto, lodato dal Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita a Messina nel 1988. Per ricordare tale momento è stata realizzata e collocata una statua a grandezza naturale che lo raffigura mentre ammira, dall’alto, la città.

AVVENIMENTI NELLA VITA DI SANT`ANNIBALE
Sant`Annibale si recava spesso ad onorare la madonna in quel santuario tanto caro alla “città di Messina”. Il 12 giugno nel festeggiamento della ristrutturazione del santuario è programmato un pellegrinaggio cittadino guidato da Sant` Annibale. Oltre al fervore della preghiera coi fedeli tiene il discorso ufficiale e con magistrali tocchi di oratoria, invita i Messinesi a risorgere dopo il terremoto: “Maria ci vuole far risorgere”. Questo santuario ne è la prova. È con Messina cattolica solamente che potrà risorgere Messina commerciante.
Messina artistica, Messina industriale, Messina storica, Messina scientifica, letteraria, perché` nessuna cosa può costruirsi se non nel Cristo, e non si arriva al Cristo se non per mezzo di Maria”.
10. Monastero e Chiesa di Montevergine
Il primo complesso monastico fu Iniziato a costruire nel 1457, quando Eustochia (25 marzo 1434 – 20 gennaio 1485) era monaca professa del monastero di Basicò e successivamente ampliato e modificato nella metà del sec. XVII. Il terremoto del 1908 faceva cadere gli stupendi affreschi sulla volta che Letterio Paladino dipinse nel 1736. I lavori di recupero e restauro ebbero inizio l’8 giugno 1927 su progetto dell’ ing. Francesco Barbaro.

Durante la ricostruzione furono inseriti gli elementi decorativi recuperati dalle macerie e lo stesso imponente portale originario, sormontato dal finestrone timpanato, fu ricollocato nell’identico sito. L’inaugurazione avvenne il 22 agosto 1929, nella ricorrenza del 444° anniversario dell’ostensione del corpo incorrotto di Santa Eustochia. L’11 giugno 1988, durante la sua visita a Messina, Papa Giovanni Paolo II proclamava Santa la modesta ed umile clarissa Eustochia.

La chiesa venne interamente rifatta nella metà del ‘600 dall’architetto Nicola Francesco Maffei, con la collaborazione del figlio Antonino, mentre il monastero, nello stesso periodo, venne realizzato da Andrea Suppa. Ad unica navata, la chiesa custodisce un dipinto ad olio raffigurante “San Francesco che riceve le Stimmate” di Michele Panebianco (sec. XIX); “San Biagio”, dipinto di Gaetano Corsini (1930); una “Madonna degli Angeli con San Francesco d’Assisi e Santa Chiara” di Giovan Battista Quagliata (1658) sull’altare maggiore e un Crocifisso ligneo settecentesco. Annesso alla chiesa è un piccolo Museo dove sono conservati pregevoli argenterie liturgiche dal XVIII al XIX secolo come carteglorie, navicelle, aspersori e un ostensorio, opera seicentesca di Sebastiano Juvarra. Da qui, salendo al piano superiore, si trova l’altare dov’è custodito il corpo incorrotto di Santa Eustochia Smeralda Calafato.

Avvenimenti nella vita di Sant` Annibale

26 maggio 1877 il Chierico Annibale viene ordinato diacono nel Monastero di Montevergine da Mons. Giuseppe Guarino.
1889 Sant’Annibale scrive a puntate la vita di S. Eustochia Smeralda Calafato sul settimanale “la Luce” e poi la pubblica con preghiere e strofe in suo onore.
22 agosto 1920 Pellegrinaggio alla stalla detta “la campanella” dove nacque Eustochia, con la partecipazione dell` Arcivescovo Mons. Letterio D`Arigo da Montevergine fino al Villaggio Annunziata. I partecipanti furono 30.000 dopo cinque secoli celebrò la S. Messa, sul luogo. Sant` Annibale, con un vibrante discorso tenuto all’omelia. Uno dei versi scritti per l’inno della circostanza:

11. La Chiesa di S. Francesco d’Assisi all’Immacolata
Nel 1212 si insediarono a Messina i primi religiosi dell’Ordine dei Frati Minori. Quattro anni dopo i frati fondarono chiesa e convento sull’argine sinistro del torrente Boccetta. La città dello stretto da sempre nutre una particolare devozione ad Antonio da Padova, uno dei santi più conosciuti e venerati dalla Cristianità`. Questo legame ha origine quando nel 1221 si trovò a passare proprio da Messina. Era partito dal Portogallo per andare a predicare in Africa ma provvidenzialmente fece naufragio approdando a Capo Milazzo, dove ancora oggi si trova una chiesetta all’interno di una grotta. Da Milazzo, dove decise di raggiungere San francesco ad Assisi. Così passato da Messina trascorse un breve periodo nell` antico convento Francescano di Boccetta. Nel 1254 i religiosi fecero ampliare la chiesa. Per l’occasione, Papa Alessandro IV inviò la prima pietra da lui benedetta. Quale Cappella Reale, ospitò i monumenti sepolcrali di Federico IV d’Aragona morto nel 1377 e della Madre Elisabetta di Carinzia morta nel 1352 circa. Devastata da un incendio il 23 luglio 1884, restaurata dall’arch. Giuseppe Patricolo, cadde nel terremoto del 1908 che risparmiò le sole absidi. Ricostruita su progetto dell’ing. Francesco Valenti utilizzando alcune parti crollate, il 25 novembre 1928 fu consacrata e aperta al culto.

Fernando, poi conosciuto in tutto il mondo come Sant’Antonio di Padova, a Messina compì il suo primo miracolo nella chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata che conserva ancora oggi, come preziosa reliquia, la mattonella sulla quale caddero le gocce del suo sangue quando si fustigò nel refettorio per aver disubbidito al Superiore, quasi fosse una riparazione per “un peccato di vanità” l’aver fatto scaturire prodigiosamente l’acqua nel chiostro del convento per alleviare la fatica dei confratelli.

La chiesa custodisce, nella sua Cappella, la statua ricoperta in lamina d'argento raffigurante l'Immacolata Concezione, opera di maestranze messinesi del XVII secolo. In Sacrestia si trovano il dipinto dell’Immacolata Concezione (1836) di Michele Panebianco e un Sant'Antonio di Padova, statua della fine del XVII secolo. Nell’abside maggiore è stato collocato l’altare sul quale, l’11 giugno 1988, Giovanni Paolo II canonizzò Santa Eustochia Smeralda Calafato. Il Crocifisso bronzeo è opera dello scultore Tiburzi, nome d’arte dell’artista volterrese Fabrizio Ricciardi, qui collocato il 18 marzo 1993.

AVVENIMENTI NELLA VITA DI SANT` ANNIBALE

L`8 dicembre 1869 Sant`Annibale con il fratello Francesco, passata la notte in preghiera, prima che spuntasse l’alba, indossarono il sacro abito, uscirono furtivamente dalla casa, per recarsi al gran tempio dell` Immacolata. Ricevettero la SS. Comunione e stettero lungamente ai piedi dell’argentea e ispirata statua dell’immacolata, chiedendo nuovi lumi, forza e perseveranza nel santo fine che li animava.

La mattonella di Sant` Antonio
La preziosa reliquia, la mattonella sulla quale caddero le gocce del suo sangue quando si fustigo nel refettorio per aver disubbidito al superiore, fu custodita nei secoli come una sacra reliquia. Fino alla soppressione degli Ordini Religiosi del 1866, fu sempre in possesso dei Frati Minori Conventuali che la esponevano alla pubblica venerazione. dopo la soppressione, questa pietra passò nelle mani di un pio borghese, un commerciante di nome Arena. Sant` Annibale Maria Di Francia lo seppe e temendo che con il tempo sarebbe andata smarrita, la recuperò dal suddetto commerciante, consegnandola ai Frati conventuali perché` fosse riposta nell’antica dimora. Col terremoto del 28 dicembre 1908 la chiesa ed il convento furono abbattuti. Il 15 febbraio 1909, festa allora della Sacra Lingua di Sant` Antonio, Padre Annibale, visitando tra le macerie l’antica stanza di Sant` Antonio, si diede alla ricerca della preziosa reliquia fra le travi ed i calcinacci. Venne fuori intatta. Alcune guardie si avvidero di quel lavorio e di quel rinvenimento e temendo che si trattasse di un furto, fermarono il Di Francia. Non persuadendosi del valore materiale nullo di quel semplice blocco di lava, imposero che la presentasse alla commissione artistica. Questa ne rise e la riconsegno`. Cosi la lapide fu rimessa in venerazione nella Cappella dell’istituto Spirito Santo delle Suore delle Figlie del Divino Zelo e vi rimase per parecchio tempo, fino al ritorno in Messina dei conventuali, ai quali fu riconsegnata intatta.
12. Chiesa San Giovanni di Malta
L’originaria chiesa fu fondata da San Placido e dedicata a San Giovanni Battista il 28 luglio 540 dal vescovo di Messina Eucarpo. Il 2 ottobre 541 Placido, la sorella Flavia e i fratelli Eutichio e Vittorino subirono il martirio e vennero poi giustiziati da un’orda di pirati saraceni. La chiesa, rasa al suolo, tempo dopo fu ricostruita dai Benedettini e quindi donata dal Gran Conte Ruggero, nel 1099, ai Cavalieri Gerosolimitani. Eretta a Priorato nel 1136, vi alloggiò Papa Alessandro III nel 1165. Il 4 agosto 1588, nel corso di lavori per spostare l’ingresso ad est, vennero portate alla luce sepolture con resti umani, identificati per quelli di S. Placido e dei suoi fratelli. Si realizzò un sacello per accogliere degnamente i corpi dei Martiri e Jacopo Del Duca ebbe l’incarico, alla fine del ‘500, di progettare la Tribuna nella parte posteriore dell’altare maggiore. Crollò in parte nel sisma del 1908.

La chiesa attuale è una parte superstite dell'altare maggiore e dell'originario presbiterio. Il catino absidale conserva affreschi seicenteschi e nell’abside le statue di San Benedetto, Santa Flavia, San Eutichio e San Vittorino. Sopra l’altare è posto il dipinto di ignoto raffigurante la Madonna della Lettera con San Placido e San Rocco (1745) realizzato quale ex voto per la fine dell’epidemia di peste del 1743. Nella Cappella del Santissimo Sacramento si trova il sarcofago di Francesco Maurolico il cui busto marmoreo è dello scultore Rinaldo Bonanno (1545 – 1600). Nel cortile interno, oltre a targhe e sculture, si trova il monumento funebre del Cavaliere di Malta Andrea Di Giovanni. Opera del messinese Ignazio Buceti (1715), oltre al busto dell’estinto, reca due statue di prigionieri in catene, in marmo bianco e nero, in origine collocata nella navata destra.

Avvenimenti nella vita di Sant` Annibale

Nel 1868 ad appena 17 anni il giovane Annibale, pregando innanzi al SS Sacramento esposto in forma di Quarantore, nella chiesa di S. Giovanni di Malta, sentì il desiderio forte di pregare per le vocazioni, ricevendo il dono dell`’intelligenza del Rogate” che avrebbe scoperto poi nel Vangelo: “pregate il padrone della messe perché` mandi operai nella sua messe” (Matteo 9.38; Luca 10.2) e sarebbe diventato “carisma ecclesiale”
13. La Chiesa di Santa Maria di Portosalvo
Fondata nel 1560 dai marinai e padroni di barche e vascelli, fu dedicata alla Madonna di Porto Salvo loro patrona. Dopo il sisma del 1908, chiesa e convento furono riedificati sulla stessa area ad opera dell’arcivescovo Angelo Paino. Realizzata su progetto dell’inga. Giuseppe Mallandrino e inaugurata nel 1932, la facciata della chiesa è d’impostazione rinascimentale con elementi decorativi che si rifanno al ‘700. A pianta di croce latina a tre navate, con alcuni altari marmorei settecenteschi, all’interno sono custodite opere antiche e moderne: una bella tela della Sacra Famiglia firmata e datata “P.A. Cianci 1941 XIX”; un’altra grande tela moderna raffigurante S. Antonio da Padova col Bambino di ignoto autore; il Crocifisso ligneo opera di frate Umile da Petralia Soprana, al secolo Giovanni Francesco Pintorno (fine 1600, inizio 1601 - 9 febbraio 1639); una tela con il Martirio di S. Lucia; un dipinto raffigurante S. Francesco in estasi; un’interessante pittura su tela con il Cuore di Gesù, firmata e datata “P.A. Jerone dip. Firenze 1933”. Sulla parete di fondo del braccio sinistro del transetto è la pregevole statua in marmo bianco della Vergine Immacolata con due angeli laterali, opera del palermitano Vincenzo Scudo di ispirazione berniniana (1669). Sull’altare maggiore trova posto il moderno simulacro della “Madonna di Porto Salvo”.

AVVENIMENTI NELLA VITA DI SANT`ANNIBALE

Sant`Annibale, sin da giovane età prediligeva il Convento di S. Maria di porto Salvo per la solitudine e veramente singolare fu la sua vita di preghiera. Egli passava ore in preghiera e meditazione presso questa Chiesa, gestita da padri Francescani. Guardava gli affreschi dei tanti santi e si chiedeva se l’esperienza di santità potesse ancora portare tanto bene sulla terra. Qui conobbe Padre Pietro di Porto Salvo al quale chiese di chiarire dei dubbi circa l’esistenza sulla terra in quegli anni di uomini santi.
14. Chiesa Gesù e Maria del Buon Viaggio al Ringo
Nel 1598 si iniziava, nel borgo del “Ringo”, la costruzione di un oratorio voluto dal “Gentiluomo messinese” don Lorenzo Abate, con licenza dell’arcivescovo di Messina, mons. don Francesco Velardes della Cuenca. Nasceva, così, anche la devozione messinese alla Madonna del Buon Viaggio che, in breve, si andò talmente incrementando da richiederne l’ampliamento e la trasformazione architettonica a carattere monumentale. Nel 1682 ospitò i Carmelitani Scalzi e, dopo il terremoto del 5 febbraio 1783, la Chiesa venne rimaneggiata e superò indenne l’altro sisma del 28 dicembre 1908. Ignoto è rimasto l’architetto artefice di questa “sontuosa facciata” arricchita da nicchie con le statue a tutto tondo di Gesù e Maria con iscrizione dedicatoria alla base e tenenti un tempo, attraverso fori nelle mani, due lampade a servire da guida e riferimento nella notte a pescatori e naviganti.
Custodisce preziosi dipinti: il “Trionfo della Croce tra Gesù e Maria”, grande tela di ignoto (sec. XVIII) in una barocca cornice lignea dorata; la “Madonna del Rosario col Bambino e i santi Domenico e Caterina”, dipinto di ignoto (sec. XVIII), contornata dai 15 Misteri del Rosario con le storie di Gesù e Maria e in basso le “anime purganti” in preghiera; “S. Antonio di Padova con il Bambino Gesù” (sec. XVII) e la “Madonna del Buon Viaggio” (1610) di Giovan Simone Comandè (Messina 1580-1626). Gli altari in marmo policromo risalgono al secolo XVIII. Il bel simulacro della Madonna del Buon Viaggio col Bambino in braccio, del 1907, viene portato in processione il giorno della festa l’ultima domenica d’agosto.

AVVENIMENTI NELLA VITA DI SANT` ANNIBALE OSPIZIO DELLE PICCOLE SUORE

La loro prima casa era nelle cassette base zona Ringo. Sant` Annibale con alcuni anziani fra i quali i poveri anziani di Avignone anche Zancone che Lui ha portato con la sua carrozza, perché` non era possibile accudirli insieme ai bambini. Il 28 dicembre 1908, col terribile terremoto, restò in piedi solo l’entrata dell’ospizio e sotto le macerie rimassero sepolte 5 piccole Sorelle e 85 anziani.
La Madre Generale dell’istituto delle piccole suore, consenti e nominò nello stesso giorno dell` anniversario del terremoto una comunità di Piccole Sorelle per cominciare la nuova fondazione. Essa poté` realizzarsi grazie anche alla generosità di una sua maestà Regina Elena, che donò 10.000 franchi per il mobilio e 40.000 franchi per la costruzione di un edificio dove tanti poveri potessero trovare un asilo.
15. Museo Regionale di Messina
Il Museo Regionale di Messina, inaugurato nel nuovo e grande plesso nel giugno 2017, è oggi intitolato a Maria Accascina, tra le figure più rappresentative della storiografia artistica siciliana e storica direttrice dell’Istituto dal 1949 al 1963.
Sorge nell’area ove sussistevano le rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908, del quale sono tuttora visibili i resti dell’impianto della chiesa e la cripta sottostante, inglobata nell’area espositiva.
Organizzato su tre livelli, di cui due dedicati all’esposizione, copre una superficie di 17.118 mq, allestita anche negli spazi esterni con elementi architettonici. Le ricche collezioni, provenienti per la maggior parte dalla città pre-terremoto, testimoniano i rapporti e gli scambi che sin dalle origini interessarono Messina, grazie alla posizione strategica del porto naturale, tra i più importanti del Mediterraneo.
L’allestimento è basato su una esposizione integrata che riunisce le opere più rappresentative di un periodo, anche di diversa tipologia, nello stesso ambiente. Questo criterio è suggerito dalla natura eterogenea delle collezioni messinesi, costituite dalle opere del Museo Civico Peloritano, alle quali si è aggiunto l’ingente patrimonio recuperato dalle macerie di edifici ecclesiastici, pubblici e privati, crollati nel terremoto del 1908.
Conosciuto in tutto il mondo per i capolavori di Antonello da Messina e di Caravaggio, il Museo illustra la storia e la cultura artistica di Messina dal popolamento preistorico nel IV millennio a.C. al XIX secolo.
Nato nel 1806 come Museo Civico, grazie all’interessamento dello storico e letterato Carmelo La Farina, il Museo fu ospitato in diverse sedi: dai locali situati in Via del Rovere n. 82, sotto l’archivio pubblico dei Notai, a quelli del Collegio primario dei Gesuiti, sede della Regia Università, fino agli antichi Granili di S. Alberto in via Peculio Frumentario.

Con la soppressione degli ordini religiosi, le collezioni si arricchirono ulteriormente e nel 1890 il Museo fu allestito nell’ex Monastero benedettino di San Gregorio, sul colle della Caperrina. Dopo il sisma, gran parte del patrimonio artistico recuperato fu trasferito nella spianata del San Salvatore, grazie all’intervento immediato e alla dedizione di Antonino Salinas, Soprintendente ai Monumenti, ai Musei e agli Scavi di Palermo e ai suoi collaboratori.

Dal 1911, l’ottocentesca Filanda Mellinghoff, rimasta integra e tuttora parte dell’ampio complesso museale, ospitò le opere provenienti dai primi ricoveri, divenendo sede del Museo Nazionale fin dalla sua istituzione nel 1914, sotto la direzione di Enrico Mauceri, a cui si devono un primo ordinamento delle collezioni e l’inaugurazione nel 1922.

Decaduto il progetto di un nuovo edificio, presentato da Francesco Valenti nel 1916 e tramontata l’idea di restaurare il Monte di Pietà quale sede definitiva del Museo, secondo il progetto di Armando Dillon, allo scoppio della seconda guerra mondiale le collezioni furono ricoverate nel Monastero di San Placido Calonerò, per essere riportate nell’antica collocazione nel dopoguerra.

Si deve a Maria Accascina il riordinamento del Museo dopo i danni causati dai bombardamenti. Dopo anni di intenso lavoro e fra molte difficoltà, Accascina lo riaprirà nel 1954, con un progetto museografico moderno, sempre inseguendo il sogno di un nuovo edificio in grado di ospitare definitivamente le collezioni.

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16. La stalla dove nacque Santa Eustochia Smeralda Calafato
Santa Smeralda Eustochia Calafato nacque nel Villaggio SS. Annunziata, in una “Stalla” che ancora si conserva trasformata in tempietto, in un vicoletto di Contrada “Caprera”. La prodigiosa nascita, avvenuta il 25 marzo 1434 giorno dedicato all’Annunciazione della Vergine, è stata così descritta da Placido Samperi nella sua “Iconologia” del 1644: “Essendo dunque Martino il vecchio Re di Sicilia, Bernardo Calafato Gentil ‘uomo Messinese, i cui Maggiori della Città di Catania traevano l’origine, ebbe in moglie una Signora, per nome Maya Messinese, della Nobilissima Famiglia Romano, e Colonna, Donna di segnalata virtù, e divozione, come à suo luogo si dirà, la quale orando una volta avanti l’Immagine della B. Vergine, che era molto divota, e bella, la supplicò, che si degnasse concederle una figliuola, che al suo venerando sembiante si rassomigliasse, facendo fin dall’hora voto d’averla à consacrare à lei. Non fu vano il prego, essendo incontinente divenuta gravida della bramata figlia. Si attaccò in questo mentre la peste nella Città di Messina; e i Signori per tema del contagio nelle loro Ville si ritiravano, come anche fece Bernardo, che con la famiglia se n’andò nel suo podere, ch’era in un Villaggio, detto dell’Annunziata, lungi dalla Città, verso la parte settentrionale, da due miglia. Quivi dimorando Maya s’appressò l’hora del desiato parto, nel quale sentendo gravissima difficoltà, un certo viandante fermatosi alle strida della partoriente, disse, mosso forse da Spirito di Dio, per quello, che mostrò la riuscita, conducete questa Signora nella stalla, perché altrove non potrà partorire. Obbedì, e inviossi colà, ove subito partorì un’avventurosa pargoletta di bellezza estrema, e molto simile a quella Sacra Immagine, che supplicato havea, a 25 di Marzo, quando la Beata Vergine concepì nell’utero suo l’Eterno Verbo nell’anno di nostra salute 1437, regnando in Sicilia Alfonso.”.

Nella parte alta del prospetto principale, quasi in asse con la porta d’ingresso, si trova murato un bassorilievo marmoreo di forma ovale raffigurante una “Bimba” in fasce rappresentata secondo il costume greco-latino quattrocentesco, collocata in occasione del secondo restauro della “Stalla” per volere di Sant’Annibale Maria di Francia, il 22 agosto 1920. Si tratta della raffigurazione di Eustochia neonata e sia l’atteggiamento orante che la testa aureolata non darebbero adito a dubbi. Il prospetto è coronato, al vertice cuspidale a forma di “Calvario” con i tre monti e la croce, da una testina alata marmorea, anch’essa raffigurante Eustochia neonata, spiritualizzata dalla presenza delle ali e l’indicazione del sesso femminile da un inconsueto, particolare nastro annodato sulla fronte, non può, quindi, essere un angelo alato, perché gli angeli non hanno sesso.

Murato sullo spigolo destro della facciata, in alto, si trova lo stemma in pietra di Comiso dell’abbadessa Antonella Marchese (prima metà del ‘500) che nel 1543 diede incarico a Francesco Maurolico di scrivere la vita di Eustochia. Sull’angolo sinistro del prospetto, invece, sono murate due targhe marmoree e una terza è stata di recente collocata sul muro laterale per ricordare i tre restauri finora conosciuti e documentati della “Stalla”, 1755, 1920, 1983. Nella lapide più antica si legge la seguente iscrizione: che tradotta dal latino così dice: “Apprendi, o viandante quale sia il culto di questo luogo. Eustochia Calafato vergine moniale
illustre per santità di vita nacque qui nella stalla con mirabile prodigio nell’anno 1437. Gli antenati mossi dalla venerazione del luogo lo eressero in cappella. Essendo stata diroccata per l’ingiuria del tempo Giuseppe Filocamo curò di restaurarla ad onore di Dio Ottimo Massimo ed al privato culto della stessa vergine Eustochia nell’anno 1755” (erroneamente è indicato il 1437 quale anno di nascita, secondo l’antica tradizione. In realtà, si tratta del 1434, perché solo in quell’anno il giovedì Santo coincise col 25 marzo, giorno dedicato all’Annunciazione di Maria Vergine).

AVVENIMENTI NELLA VITA DI SANT` ANNIBALE

22 agosto 1920 Pellegrinaggio alla stalla detta “la campanella” dove nacque Eustochia, con la partecipazione dell’Arcivescovo Mons. D’Arrigo da Montevergine fino al Villaggio Annunziata. i partecipanti furono 30.000 dopo cinque secoli celebrò la s. Messa sul luogo. Sant` Annibale con un vibrante discorso tenuto all’omelia. Uno dei versi scritti per l’inno della circostanza:
“Perla fulgida fuor della sua conchiglia smeraldo prezioso che inutilmente ascoso sul moggio apparirà”.
17. Istituto Figlie del Divino Zelo (Annunziata)
Il 27 marzo del 1960, Madre M. Longina con una Circolare, annunziò, di aver deciso insieme al
Consiglio di voler attuare l’art. 145 delle Costituzioni, aprendo un valetudinario con reparto di
isolamento perché le consorelle avanzate nell’età, risentono il logorio degli anni e delle fatiche ed hanno bisogno di trovare un luogo di serenità in cui possano avere quel sollievo che è indispensabile
per il loro stato di salute. Si pensa di preparare una casa esclusivamente per loro, con comodità di
stanze, servizi, assistenza religiosa e sanitaria. La nuova Casa sarà Villa Serena. La spesa per la
realizzazione richiede parecchi milioni che la Casa Generalizia non è in grado di affrontare da sola,
perciò si fa appello alla generosità delle case e si stabilisce che ogni casa invii il 2%, oltre agli altri
contributi stabiliti. Il 30 luglio 1965, con la Circolare n. 56, si chiese un contributo libero alle Case
per l’arredamento. La nuova costruzione si aprì in Contrada Bellaria, zona vicino la città, detta
Annunziata, l’11 febbraio 1967. Nel 2017, in occasione del 50° anniversario dell’apertura della casa,
nella pineta adiacente è stata costruita una piccola grotta e ivi posta la statua della Madonna di
Lourdes. Dal febbraio del 1967, numerose sorelle da quel luogo di riposo sono andate incontro al
Signore. 

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18. La Casa di “Fiumara Guardia”
Era il 1920 quando Padre Annibale Maria Di Francia, che “già da tempo pensava ad un luogo di ritiro piacevole per l’anima e per il fisico delle bambine” (Positio I, Sommario super virtutibus”), acquistò nella vallata della “Fiumara Guardia” a nord di Messina, sulle alture nei pressi del Villaggio di Faro Superiore, una casetta con annesso terreno. In questa casetta Madre Nazarena fece realizzare anche una cappellina con due stanzette.
E così il 1° luglio del 1921 venne aperta una piccola Casa delle Figlie del Divino Zelo benedetta da Padre Annibale che celebrò la Santa Eucaristia cui seguì una processione Eucaristica.
Adesso occorreva ripristinare la devozione secolare alla Santissima Vergine della Guardia e riedificarne la chiesa: con tale obbiettivo Madre Nazarena profuse ogni sforzo e il 24 giugno 1923 Padre Annibale inaugurava e benediceva il piccolo, nuovo Santuario con la partecipazione di tantissime persone, delle numerose orfanelle e delle Figlie del Divino Zelo.

Acquistata da Padre Annibale una pregevole statua della Madonna della Guardia, il 25 aprile del 1924 egli stesso la benedisse e la intronizzò nel Santuario con una solenne funzione da lui presieduta. Padre Annibale, in questi luoghi, trascorse i suoi ultimi 22 giorni di fede e consumazione.

Ricordiamo come egli poetava a 18 anni nel mese di settembre del 1869 nella sua poesia titolata solitudine: nel bosco solitario appiè della montagna; ignota al mondo, agli uomini la stanza mia sarà`… “E qui morrò la storia dei miei romiti affanni, resterà ignoto agli uomini, Dio solo la saprà!” e da qui il 31 maggio 1927 vigilia della sua dipartita, appariva a S. Annibale Maria Bambina cui era molto devoto e il 1° giugno 1927 morì assistito dai confratelli e da Madre Nazarena, entra nell’eterna contemplazione della Trinità d’Amore.
Placido Samperi, nella sua “Iconologia della Gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina” stampata a Messina nel 1644, a pag. 576 così scrive della “Immagine della Madonna della Guardia, un tempo detta della Scala”: “Camminando in giù pochi miglia, per l’istesso lito, tra l’Ospedale de’ leprosi antichissimo, che chiamano di Sant’Agata, che sta sotto la cura dell’Ospedale Grande di Messina, e tra la Chiesa della Grotta, lontana da questa un miglio in circa, si vede fondata, verso la spiaggia, la Chiesa molto antica, dedicata nel principio alla Madonna della Scala, ne’ tempi, ne’ quali quella sacra Immagine era in tanta venerazione nel Monasterio della Scala. Ma essendo questa Riviera esposta alle invasioni de’ Corsali, gli abitatori, oltre le continue sentinelle, e guardie, che tengono in questa parte, raccomandando alla B. Vergine se stessi, e le abitazioni loro, e nella celeste sentinella, e guardia di lei più tosto, che nelle umane diligenze confidando, la chiamarono nell’avvenire la Madonna della Guardia. Tiene la cura di questa Chiesa la Popolazione del Faro, e sta situata lungo il torrente, che conduce al Casale, e fa di lei col concorso di molta gente solenne Festa.”.

In origine dedicata alla Madonna della Scala, in conseguenza delle frequenti incursioni piratesche che comportavano il saccheggio e la devastazione della stessa, accanto alla chiesetta gli abitanti della zona fecero edificare una torre che fu denominata “Azzarello”, presidiata costantemente da 8 sentinelle armate e un capo, che facevano la guardia. Fu per questo motivo che il torrente dov’era sita la torre prese il nome di “Guardia” e il piccolo tempio cambiò in seguito la denominazione in “Madonna della Guardia” che, nel tempo, divenne la protettrice della costa invocata a difesa di turchi e pirati.

Il 2 febbraio del 1554 vi fu uno sbarco di navi corsari mentre le guardie della torre “Azzarello” dormivano. La Vergine apparve nello stesso tempo a un contadino destandolo dal sonno e avvertendolo del pericolo. Questi si avviò di corsa verso la torre e con ripetuti squilli di tromba svegliò anche gli abitanti di Faro mentre le campane della chiesa della Candelora a Faro Superiore suonavano a stormo da sole, dando l’allarme. I faroti subito imbracciarono armi di ogni tipo, fronteggiarono gli assalitori e li respinsero.
Non più in grado, per la limitata capienza, ad accogliere i tanti visitatori e devoti pellegrini, sulla collina denominata “Gubbiotti” acquistata per interessamento di Madre Majone (oggi “Oasi Madre Nazarena”) vennero edificati una chiesa inaugurata il 5 agosto 1956 ed altre costruzioni di contorno destinate a diverse attività e servizi.

E per il 50° anniversario della morte di Padre Annibale, il 1977, tutto il complesso fu radicalmente ristrutturato su progetto dell’inga. Raffaele Boccuni ed inaugurato il 15 marzo 1978.
Per l’occasione, lo scultore messinese Francesco Finocchiaro realizzò la monumentale e pregevole statua di Padre Annibale in atteggiamento orante con accanto due orfanelli, un maschietto e una femminuccia.
Il 20 giugno 2009 furono benedetti altri ambienti ristrutturati come la “Casa del pellegrino”. Zona di “Gubbiotti” (dal nome del vecchio proprietario) offre ospitalità con diversi posti letto –– per gruppi come anche per singole persone, che desiderano ritemprare il corpo e lo spirito nel silenzio e nella bellezza di questi santi luoghi, segnati dalla Vergine Santa, dalla Santità di P. Annibale.