Messina. Meeting della Famiglia del Rogate. SS.MESSA ALL'IMMACOLATA

Il secondo giorno del Meeting di Messina è iniziato con la Santa Messa presso la Chiesa dell'Immacolata, dove Padre Annibale ha rivestito l'abito ecclesiastico (8 dic. 1869). La Messa, presieduta dal Superiore Generale, ha visto la partecipazione di oltre 30 sacerdoti rogazionisti, il Vescovo Ausiliare di Kosice Mons. Stanislaw Stolarick, moltissime Consorelle e centinaia di laici.

La celebrazione è stata introdotta dal saluto della Madre Generale a tutti i convenuti.

Riportiamo l'omelia del Padre Generale.

Carissimi,

non mi è facile esprimere tutto ciò che il cuore detta in questa gioiosa occasione di incontro e di festa della nostra Famiglia del Rogate convocata qui a Messina a chiusura dell’anno di ringraziamento al Signore per il dono della canonizzazione del nostro Padre Annibale.

Saluto anzitutto quanti siete qui convenuti, saluto e ringrazio S. E. Mons. Stanislaw Stolarik, vescovo ausiliare di Kosice (Slovacchia), i confratelli, consorelle, missionarie rogazioniste, laici delle diverse associazioni rogazioniste, alunni, collaboratori, amici, benefattori, fedeli tutti, per vivere questo corale momento di festa, di riflessione e di preghiera.

Siamo ancora una volta, nel nome del Signore, intorno al nostro comune Padre quasi per far risuonare il significato profondo che il dono tanto atteso, invocato e sperato della sua canonizzazione ha per noi come Famiglia e come singole persone, rinnovare nella fede il nostro rapporto filiale con lui e manifestare il conseguente legame che ci accomuna tutti come fratelli e sorelle.

Il nostro pensiero anzitutto ritorna spontaneo alla giornata radiosa del 16 maggio dello scorso anno, alla solenne celebrazione della canonizzazione in Piazza S. Pietro, al momento della proclamazione della santità di Padre Annibale, alle parole dell’indimenticabile Giovanni Paolo II che ora, ne siamo certi, condivide con il Padre la stessa corona di gloria. Per tutti noi, suoi figli e figlie, è stato un luminoso giorno di grazia.

Lodiamo il Signore per questo straordinario dono che ci ha elargito, per la singolare accelerazione di eventi che lo ha caratterizzato, per l’impegno di preparazione, realizzazione e ringraziamento che lo ha accompagnato, impegno espresso in un spirito di collaborazione di tutta la Famiglia del Rogate: Rogazionisti, Figlie del Divino Zelo e laici. Confidiamo che questo spirito continui e si approfondisca a tutti i livelli per testimoniare con più efficacia e creatività il comune carisma nel mondo e nella chiesa.

La canonizzazione del Padre conferma e rafforza un singolare rapporto tra lui, e noi suoi figli. Un rapporto, per la verità, nato quando lo abbiamo incontrato all’inizio del nostro cammino vocazionale rogazionista; un rapporto che è certamente cresciuto nel tempo, man mano che abbiamo approfondito la sua conoscenza decidendo di seguirlo per vivere secondo la nostra specifica vocazione la sua stessa missione.

Elevato agli onori degli altari, per il consolante mistero della comunione dei santi che la dichiarazione della sua santità esalta e richiama, si è stabilito con il Padre un rapporto nuovo, ancora più intimo e profondo. A lui possiamo rivolgerci, aprire il cuore e la mente, confidare le gioie e le speranze, come le difficoltà. Per la pienezza di gloria di cui è stato insignito, possiamo con fiducia invocarlo.

Un rapporto, tuttavia, che deve essere finalmente soprattutto imitazione, sequela.

Ci siamo detti più volte che il riconoscimento solenne della santità di Padre Annibale, non può restare solo un evento da celebrare, un dono di cui rendere grazie, una gloria straordinaria per la nostra Famiglia, un’occasione favorevole per far conoscere il suo carisma. E’ per noi soprattutto una proposta di cammino da percorrere.

Se volessimo sintetizzare al massimo la sua vita, potremmo dire che Padre Annibale non ha cercato di essere altro che la “voce” (che ha fatto risuonare) data alla parola del Rogate. “Voce”, potremmo dire, con la stessa carica interiore di vitalità, disponibilità, forza ed efficacia che il vangelo di questo tempo d’Avvento riferisce a Giovanni il Battista, attribuendogli la nota profezia di Isaia. Un cammino di santità, singolare e sublime, perché costruito sulle orme del Cristo del Rogate che è stato il centro ispiratore della sua vita, della sua spiritualità e missione. Proprio nella passione profonda per la messe del Signore e nello stesso tempo per il Signore della messe ha trovato il senso più vero della sua personale esperienza di santità.

Quel passo evangelico: Rogate Dominum messis…(pregate il padrone della messe…) che dà il nome alla nostra Opera e alle nostre due famiglie religiose e che giustamente proclamiamo nella liturgia eucaristica in suo onore, ha costituito il cuore di quella santità nuova e divina di cui Padre Annibale è stato iniziatore e maestro.

Un santità, le cui connotazioni ritroviamo ulteriormente esplicitate nelle altre letture di questa Eucaristia. Una santità che, in conformazione all’immagine di Cristo, è fatta della dedizione, compassione, premura del pastore, descritto dal profeta Ezechiele: un pastore che conduce il gregge al pascolo e lo fa riposare, che va in cerca della pecorella smarrita, che fascia quella ferita, che cura quella malata.

Una santità che, secondo il brano della prima lettera di S. Paolo ai Corinzi, è zelo instancabile ed inesauribile per il Regno di Dio, proprio del buon operaio del vangelo. E’ farsi servo di tutti, debole con i deboli, tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno.

In lui il Rogate è stato un fuoco divorante che non concedeva sosta e riposo. Di fronte agli orizzonti senza confini della messe matura, giorno e notte supplicava e gemeva davanti a Dio per gli apostoli santi e donava la sua vita fino alla fine.

Questo cammino di santità resta per noi il progetto sicuro per un servizio carismatico nella Chiesa e nel mondo di oggi.

Il Signore Gesù, attraverso Padre Annibale Santo, attende da noi, questa misura alta della vita cristiana.

Che questo tempo di grazia (la canonizzazione e l’anno che ne è seguito) possa essere stato l’occasione propizia per riappropriarci della nostra vocazione originaria, per essere anche noi come il Padre, oggi, riverbero della luce e della Parola di Cristo e così possiamo camminare sulle sue orme, nella piena accoglienza del suo carisma apostolico, della sua spiritualità e missione.

Che Padre Annibale ci faccia comprendere quanto è stata importante la Parola di Dio nella sua vita, quanto tempo ha speso per studiarla, capirla, amarla, per essere capace di sminuzzarla poi ai bambini e ai poveri, ai suoi figli spirituali, a tutti…

Che ci insegni la bellezza della contemplazione del mistero di Cristo nell’Eucaristia, centro amoroso, fecondo, doveroso e continuo della sua vita, del Cristo del Rogate che ha incontrato nel prossimo, soprattutto povero e bisognoso.

Che formi in noi un cuore innamorato della Vergine Maria, la Bambinella, l’Immacolata, la Madre e Regina della Rogazione Evangelica!

Lassù nella gloria vicino al Padre, si vanno ormai raccogliendo negli anni i primi discepoli e le prime discepole, che trascinate dalla sua appassionata parola e dal suo mirabile esempio, hanno lasciato tutto per seguire Cristo dietro di lui. Alcuni di essi sono state le pietre di fabbrica della sua Opera, i primi interpreti fedeli del cammino di santità da lui avviato. Auspichiamo, dopo il Padre, il riconoscimento ecclesiale della loro eroica esperienza di vita cristiana e rogazionista, per altro felicemente concretizzato per Madre Nazarena Majone e proposto per altri confratelli (P. Marrazzo, qui a Messina e P. Vitale, P. Palma). Esso sarà attestazione concreta che Padre Annibale è stato maestro e guida autentica verso la santità.

Siamo a Messina, alle sorgenti della nostra storia, ripercorriamo in questi giorni i luoghi del Padre, ne percepiamo la presenza tra la sua gente e, in qualche modo, nell’atmosfera stessa di questi luoghi. (Siamo nella Chiesa dell’Immacolata che ci ricorda uno dei momenti decisivi del cammino vocazionale che intraprese insieme al fratello Francesco, la vestizione dell’abito ecclesiastico) Il centro di questi luoghi è il Tempio della Rogazione Evangelica (Santuario di S. Antonio), da lui eretto, dove sono custodite le sue spoglie mortali. Dalla canonizzazione anzi, il Padre occupa uno spazio che, simbolicamente, rappresenta le fondamenta, il cuore dell’antico quartiere Avignone dove il Signore lo ha condotto per avviare la sua missione di carità.

Credo che sia giusto essere qui a conclusione di questo anno di rendimento di grazie, anzi, a volte penso che abbiamo bisogno di un effettivo ritorno al quartiere Avignone, per rivivere con il Padre il clima degli inizi, dove, pur tra gli stenti, le difficoltà, l’esiguità delle braccia, il tanto da fare, si percepiva chiara la coscienza della grandezza e bellezza della missione del Rogate che la sua presenza ascetica, energica e infaticabile trasmetteva e che Gesù Eucaristia rinvigoriva ogni giorno nel cuore di tutti.

Che da questi luoghi benedetti dalla sua presenza, possiamo ripartire motivati e rinvigoriti con una effettiva coscienza missionaria, per avventurarci come il Padre, audace missionario di Avignone, nella diffusione della preghiera rogazionista, nel servizio dei piccoli e dei poveri, degli ultimi e degli abbandonati di questo mondo.

Carissimi, l’anno di ringraziamento si chiude nel clima gioioso del Natale ormai vicino, una festa alla quale padre Annibale è stato particolarmente legato e che ci ha insegnato a vivere in maniera semplice e concreta. Il Natale è festa di inizi, è promessa di futuro, è annunzio di felici adempimenti. È Gesù che viene.

Padre Annibale con la forza di cui è stato arricchito da Dio apra il nostro cuore alla venuta del Signore della messe, allarghi gli orizzonti della nostra mente, per guardare con attenzione compassionevole gli uomini e le donne di oggi e saper cogliere i loro reali bisogni, soprattutto quello della fede. Riaccenda l’entusiasmo dei primordi della nostra vocazione cristiana e religiosa per essere i veri apostoli, secondo la vocazione di ciascuno, del Rogate per il terzo millennio.

Maria, la Vergine Immacolata, che abbiamo celebrato l’altro ieri e che qui è venerata con particolare fervore, accolga ed esaudisca questi nostri desideri e propositi.